Un’analisi dell’industria dell’ospitalità nel contesto economico attuale. [Documento SISA Turismo del 10 gennaio 2013].

Il mercato turistico italiano è tra i più importanti al mondo. Nel 2004 era al 4° posto a livello mondiale per numero di arrivi ed entrate generate, mentre nel 2010 era sceso al 5° posto. Per inciso, nel 1970 l’Italia era al primo posto e, le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale del Turismo prevedono che nel 2020 si scenderà al 7° posto a livello mondiale. La prima considerazione da fare, perciò, riguarda l’innegabile effetto che ha avuto sul nostro paese il processo di globalizzazione. La seconda, concerne la capacità della classe dirigente nazionale e quindi anche degli operatori leader del settore, di mantenere le posizioni che, un paese come l’Italia denso di storia e cultura, merita.

L’industria italiana dell’ospitalità e del Turismo si caratterizza per un’offerta molto frammentata, con dimensione media limitata delle strutture e una forte se non spropositata presenza di gestioni familiari. La quota delle camere in catene nazionali ed internazionali è molto bassa rispetto al resto dei paesi europei. In Italia esse rappresentano il 6% dell’offerta contro la media europea del 15%, media che sale al 32% in Francia e Gran Bretagna e al 22% in Spagna. Altra singolarità italiana, quella della concentrazione dell’offerta delle camere sulla fascia medio-alta tralasciando così, di fatto, un’offerta qualificata di catena nella fascia di mercato di prezzo medio o basso. Peculiarità ulteriore, la marcata prevalenza del Nord nella ripartizione delle presenza alberghiere o extra-alberghiere con una media di performance tripla rispetto al Centro e al Sud del paese, sostanzialmente allo stesso livello sia nelle presenze che nell’offerta di esercizi che nell’offerta delle camere. Insieme a ciò, dovremmo fare un discorso approfondito sui valori immobiliari gonfiati che in parte bloccano i cambiamenti di assetto, strategia e proprietà del settore, con un basso livello di turnover sia delle proprietà che delle gestioni.

Sullo sfondo la crisi economica; quella vera. Per questo ci deve essere la presa di coscienza, per i lavoratori del settore, che la contrazione già avvenuta ed in avvenire di spesa pubblica, investimenti e consumi privati, pone tutti davanti ad una seria recessione che non durerà pochi mesi e porterà ad un ridimensionamento effettivo della capacità economica del continente e dell’Italia, con esiti a macchia di leopardo ma certamente pesanti. La classe dirigente europea e quella italiana come parte di essa, per il 2013 prevede l’applicazione del Fiscal Compact, in cui sono in programma tagli e nuove entrate (ma vista l’incapacità di trovare nuove entrate, dobbiamo aspettarci per lo più tagli) per 45 miliardi di € ogni anno obbligatori per vent’anni a cui vanno aggiunti gli 8 miliardi di tagli triennali della Spending Review e altri tagli pesanti previsti dalle manovre economiche che oggi si chiamano di stabilità, per almeno 10 miliardi, con conseguenti tagli nella Sanità e nella Scuola che fanno ammontare i cosiddetti sacrifici ad un totale di 60 miliardi di € annuali per il 2013. In più si aggiungono i 100 miliardi di € annui di interessi sul debito. Dobbiamo essere chiari e, senza inutili allarmismi, dire che il Fiscal Compact farà sparire le Tredicesime del pubblico impiego e probabilmente anche dei pensionati; Tredicesime che finiranno per diventare voce di copertura del Fiscal Compact stesso. Parliamo quindi di un ridimensionamento che significherà un reale e sostanziale impoverimento di massa della società italiana. A tutto questo sembra non ci siano altre risposte se non un richiamo ai sacrifici draconiani per i prossimi 20 anni mentre evasori, criminalità organizzata e quella minoranza di stra-ricchi e speculatori finanziari che determinano i destini di tutti gli altri, sembrano passare praticamente indenni la bufera. È evidente anche ad un bambino che se la gente non guadagna, non può nemmeno spendere, cioè viaggiare ed alloggiare nelle strutture alberghiere o turistiche più in generale.


Un appello alle istituzioni pubbliche

I lavoratori del Turismo, coscienti del fatto che sono i flussi turistici a rappresentare il pane del settore ed il volano di tutto un indotto economico, chiedono alle autorità locali di riflettere sul ruolo specifico propulsivo che al settore appartiene, rivalutandone praticamente la qualità attraverso l’organizzazione di eventi e manifestazioni culturali in grado di attirare quei flussi che soli possono permettere la costruzione di una industria efficacemente strutturata e solidamente insediata.

I lavoratori del Turismo intendono portare davanti alle istituzioni, in primis a quelle comunali, un modesto decalogo delle criticità del settore chiedendo con forza che l’organizzazione di quegli eventi, anche in economia e soprattutto nei mesi invernali, sia una strada che continui ad essere perseguita ed a cui siano riservate maggiori energie. Questo pur nella consapevolezza dei limiti di risorse del momento che stiamo vivendo e mettendosi a disposizione nei confronti delle istituzioni stesse per rendere ciò possibile sia con il nostro know-how che attraverso un impegno personale.

Per altro il Comune dovrebbe valutare di promuovere tutte quelle iniziative culturali, promosse da enti, associazioni, Centri Studi, che non richiedono da parte dei promotori un riconoscimento economico per l’attività che svolgeranno, ma la semplice copertura delle spese di viaggio e di ospitalità, la quale potrebbe essere offerta dalle nostre realtà lavorative a prezzi anche contenuti, purché il Comune garantisca la certezza del pagamento o della riduzione per la cifra dovuta delle tasse comunali.


Per un miglioramento dei trattamenti pensionistici

I lavoratori del Turismo intendono portare avanti una battaglia per l’aumento figurativo dei contributi INPS del settore, sulla cui entità intendono discuterne al loro interno, attraverso delle agevolazioni/deduzioni fiscali, di una diminuzione del tempo minimo richiesto per il pensionamento, di un aumento nominale degli anni di contribuzione già versati.


Finanziamenti
I lavoratori del Turismo, vista la difficoltà di ottenere finanziamenti da Mediocredito che siano garantiti, passaggio, questo, obbligatorio, a tasso agevolato dalla propria banca, chiedono l’applicazione dei diritti a veder riconosciuto sempre e comunque questo tipo di agevolazione. A questo scopo renderanno consapevoli quegli Istituti finanziari delle problematiche riscontrate.

Trieste e il rigassificatore, un problema per il Turismo

Partiamo da un presupposto: siamo sul baratro ambientale e non crediamo sia il caso di continuare a distruggere l’ecosistema riempiendolo di attività industriali che non fanno altro che peggiorarne ulteriormente la condizione già compromessa. Inoltre, pensiamo sia assolutamente perverso far costruire degli impianti in parte davanti ed in parte all’interno (anche se in una zona urbana periferica) di un centro abitato di oltre 200mila abitanti, Trieste, senza contare tutte le aree urbane adiacenti presenti lungo la costa, da quella friulana a nord a quella istriana a sud. È questo il caso, ormai annoso, del progetto per il Rigassificatore da costruire nel Golfo di Trieste che vede il Presidente della Regione, Tondo, grande sponsor del progetto stesso e contrari il Comune, la Provincia e l’Autorità Sanitaria, nonché varie Associazioni di cittadini. Una tecnologia, peraltro, quella dei Rigassificatori a terra, ormai superata, visto che esistono delle navi gasiere con l’impianto di rigassificazione a bordo, in grado di scaricare al largo senza impegnare il porto. Mentre scriviamo i progetti in essere sono ancora due (EON e GAS NATURAL). Per quanto riguarda il progetto GAS NATURAL nel porto, ha avuto il parere favorevole dalla VIA (la valutazione impatto ambientale); il progetto EON invece è ancora in fase di valutazione. Tuttavia, a prescindere dal progetto che verrà approvato, ci troveremo di fronte a danni elevati all’ambiente marino a causa degli scavi per il gasdotto sottomarino e per i dragaggi dei canali di accesso al porto. In più, dovremo fare i conti con l’impatto distruttivo su flora e fauna marine a causa del raffreddamento e sterilizzazione delle acque con il cloro immesso nell’ambiente marino stesso. Non solo: ci sono da aggiungere i grossi problemi per la sicurezza che vanno in contrasto con la Direttiva Seveso. È per questo infatti che ci sono delle inchieste in corso su entrambi i progetti da parte della Commissione Europea. Va da sé, inoltre, che i danni inferti al turismo sarebbero secondi solo a quelli ambientali, compromettendo l’attività di migliaia di operatori e di lavoratori del settore, facendo tramontare per sempre il tanto agognato sviluppo turistico della città. Il progetto del Rigassificatore viene promosso con il ricatto dei posti di lavoro che sarebbe in grado di generare. Nulla di più falso: ci lavorerebbero solo alcune decine di tecnici, molto probabilmente provenienti da paesi dove il costo del lavoro è ancora più basso del nostro, così da permettere profitti decisamente allettanti. L’accordo, inoltre, prevede che anche se il gas non arrivasse, Gas Natural avrebbe comunque un guadagno del 70% della potenzialità dell’impianto spalmato sulle bollette del gas. Sarebbe quindi sempre l’utente finale a pagare, pur senza contropartite di valore. Si parla, poi, dell’introito, da parte della Regione, dell’IVA sul gas scaricato ma ci si dimentica di dire che il gas liquido è al centro della competizione internazionale e che, a quel livello, ci si orienta piuttosto sul potenziamento dei gasdotti. Si rischia, quindi, un clamoroso buco nell’acqua. In aggiunta, l’Autorità dell’energia elettrica e del Gas propone di azzerare gli incentivi per gli impianti ancora da costruire cosicché, se il progetto venisse approvato definitivamente, Gas Natural non avrebbe alcun interesse a realizzarlo ma lo venderebbe ad altri in attesa che l’impianto fosse classificato come strategico. Trieste sarebbe in balia di un ricatto inaccettabile. Per tutte queste ragioniesprimiamo la più netta contrarietà alla costruzione di un Rigassificatore nel Golfo di Trieste.

SISA Turismo

Per queste ragioni chiediamo a voi tutte e tutti presenti a questa riunione di contribuire con la vostra adesione alla crescita del SISA Turismo comparto di settore della struttura confederale sindacale SISA. Solo aumentando il concorso delle diverse intelligenze e proposte e la più larga partecipazione potremo far sentire la nostra voce e ottenere risposte alle nostre richieste. Il segretario generale del SISA Davide Rossi sarà presente a Trieste la sera di sabato 2 marzo 2013 e fin da ora è disponibile a incontrare coloro che avranno piacere a porgli domande e ad avere chiarimenti. Trieste, 10 gennaio 2013

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