Il Vescovo sul futuro di Trieste.

TRIESTE: ARCIVESCOVO CREPALDI, SCONGIURARE CHE DIVENTI AMENO PAESOTTO

(ASCA) – Trieste, 3 nov – Va scongiurato il rischio che Trieste diventi un ”ameno paesotto” del Friuli Venezia Giulia, anziche’ rilanciarsi come grande citta’ portuale. E per questo bisogna smetterla con ”i personalismi politici, i litigi civili, gli egoismi di parte e i risentimenti storici”. Lo ha detto l’arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, celebrando il patrono San Giusto.

Dopo aver osservato che la crisi ”non risparmia la nostra citta’ con la chiusura di esercizi commerciali e di fabbriche e sta gia’ compromettendo il lavoro e l’iniziativa imprenditoriale di tanti giovani e di tantissime famiglie, entrati in un pertugio sempre piu’ stretto e disperante”, Crepaldi ha aggiunto che ”uscire dalla crisi comportera’, oltre all’incentivazione delle naturali vocazioni della nostra citta’ per il turismo e la ricerca scientifica, l’adozione di un progetto complessivo di sviluppo di medio e lungo periodo che ne ridisegni strategicamente il ruolo propulsore in ambito regionale”. Crepaldi ha riconosciuto che la citta’ ha le forze per dare nuovo slancio al suo futuro con una lungimirante prospettiva di sviluppo: ”ha una classe politica capace e ancora credibile, ha un capitale straordinario di competenze professionali e manageriali, ha un cumulo unico di conoscenze scientifiche e tecniche, ha una societa’ civile sana e vigile”.

L’arcivescovo ha comunque sottolineato che ”il carburante che fa funzionare una democrazia che crede e opera per lo sviluppo e per il bene comune non e’ una litigiosita’ perenne e inconcludente, ma l’amicizia civile. Se i personalismi politici, i litigi civili, gli egoismi di parte e i risentimenti storici faranno un passo indietro per far posto ad una volonta’ concorde nel voler disegnare una prospettiva e un progetto di sviluppo per il futuro della citta’, molto probabilmente la crisi potra’ essere vinta e diventare perfino un’opportunita”’.

Per mons. Crepaldi ”sarebbe un’incalcolabile tragedia se – per culto del particolare o per miopia culturale o per un deficit di intelligenza delle dimensioni radicali e rivoluzionarie della crisi attuale – la citta’ – e Trieste e’ ancora una citta’ e tale deve rimanere – la si lasciasse priva di tale prospettiva e progetto. Il rischio e’ che – lentamente, ma inesorabilmente – diventi un ameno paesotto della nostra Regione. Una simile eventualita’ va assolutamente scongiurata, stigmatizzando ogni rassegnazione che, al punto in cui siamo, risulterebbe ingiustificata e colpevole”.

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